L’INTELLIGENZA È FACILE, LA MANUALITÁ È DIFFICILE
L’intelligenza artificiale provocherà una massiccia disoccupazione fra i colletti bianchi e un apprezzamento del capitale fisico

La settimana scorsa l’indice azionario USA ha evidenziato un crollo brusco e imprevisto, non giustificato dalla pubblicazione di dati o da notizie dal mondo economico. Cosa dunque ha provocato la débâcle? Semplicemente l’uscita di uno studio da parte di una società pressoché sconosciuta, la Citrini Research. Lo studio, a ben guardare, non dice niente di nuovo – quasi tutto è ormai stato detto sull’impatto dell’intelligenza artificiale – ma esamina le prospettive del sistema da un diverso punto di vista e con un nuovo strumento, quello dello stress test, al giugno 2028 ovvero a due anni data.
Lo stress test è comunemente usato dalle autorità di vigilanza bancarie nella valutazione di adeguatezza del capitale delle banche e consiste nel prefigurare cosa succede in condizioni worst case. Secondo questo studio, la disoccupazione arriverà al 10,2% e l’indice S&P 500 arriverà a perdere il 38% rispetto al massimo stimato a ottobre 2026. Ma quello che è interessante, e nuovo, è il percorso che il sistema disegnerà fino ad allora: non è tanto il dove le nostre economie arriveranno, ma il come. Conviene dedicarci un minimo di attenzione, perché quello che dice non solo è inedito, ma plausibile e razionale. In altri termini, sembra un po’ l’uovo di Colombo e quello che stupisce è perché fino ad ora nessuno ci abbia pensato.
La massiccia disoccupazione (prevista in aumento di cinque volte in due anni) sarà originata nei settori più colpiti dall’intelligenza artificiale, e quindi fra i colletti bianchi, dove almeno fino ad oggi è apprezzato il fattore intelligenza, e segnatamente fra i produttori di software, nel mercato del credito, dei servizi professionali, dei pagamenti digitali, della sanità, dell’istruzione. Quello che accadrà non sarà tanto lo scoppio della bolla, come generalmente si è pensato finora, quanto la drastica riduzione del premio all’intelligenza.

Ne verranno penalizzate quelle professioni e quei mestieri in cui si paga l’intelligenza (ovvero si riconosce un premio in termini economici all’intelligenza), perché l’AI sarà in grado di fare tutto quello che fa l’intelligenza umana, sicuramente con costi minori e probabilmente meglio e con meno errori; ma ne approfitteranno i settori che sono invece basati su asset fisici e reali, come infrastrutture ed energia. In questi settori l’impatto dell’AI c’è già stato e i margini di profitto non sono ulteriormente comprimibili, almeno nel medio periodo.

Cibo ed energia si sgonfiano in modo più modesto. I margini di profitto nel settore alimentare sono ridottissimi, quindi anche i piccoli guadagni in termini di efficienza derivanti dalla logistica ottimizzata dall'intelligenza artificiale e dalla riduzione degli sprechi si traducono rapidamente in benefici per i consumatori. Ma il cibo ha un piano di produzione fisico. L'energia beneficia delle reti ottimizzate dall'intelligenza artificiale e di una progettazione di fonti rinnovabili più economica, ma i tempi di realizzazione sono di anni, non trimestri.
Lo studio cita il “paradosso di Moravec”, secondo il quale “compiti banalmente facili per gli esseri umani nel mondo fisico (salire le scale, sturare uno scarico intasato, far passare un filo di rame attraverso un soffitto degli anni '20) sono straordinariamente difficili per le macchine. Al contrario, compiti che ci sembrano sofisticati, come l'analisi legale, la diagnosi medica e la generazione di codici, sono relativamente facili da automatizzare”.

Potremmo sintetizzare quanto sopra dicendo che l’intelligenza è facile, la manualità è difficile.
Quindi la domanda, che complessivamente scenderà, in realtà subirà una rotazione verso gli asset reali, quelli che difficilmente saranno oggetto di obsolescenza, originando il fenomeno cosiddetto “HALO”: heavy assets low obsolescence. Il mercato azionario, conseguentemente, non crollerà ma ruoterà riposizionandosi sui settori meno sensibili all’impatto dell’AI, e tendenzialmente meno tecnologici.
La sostituzione dei colletti bianchi, favorita dall'intelligenza artificiale, spingerà più persone verso mestieri a maggior contenuto di manualità: elettricisti, idraulici, tecnici HVAC (acronimo che indica riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell'aria) e artigiani qualificati. Questi già oggi percepiscono salari elevati, che da anni crescono più rapidamente dell'inflazione.
In molti dei settori colpiti, invece, verrà a crearsi una formidabile riduzione di costi che in parte andranno a vantaggio dei consumatori, rendendo per molti possibile l’accesso a servizi fino a ora troppo costosi per il premio pagato all’intelligenza: si pensi all’assistenza sanitaria, al tutoring educativo, ai servizi di consulenza legale.
La distribuzione dei guadagni generati dall’intelligenza artificiale è radicalmente iniqua. Una parte di questo surplus va ai consumatori attraverso prezzi più bassi; una parte va ai lavoratori che rimangono, sfruttando l'intelligenza artificiale per produrre molto di più all'ora. Ma la quota maggiore spetterà senza dubbio ai proprietari del capitale.
L'intelligenza artificiale rappresenta il trionfo finale del capitale sul lavoro
- Per commentare o rispondere, Accedi o registrati