In crescita finanziari, petroliferi e società con mercato domestico; in calo tutti i titoli esposti con la Cina. Effetti anche sull’Europa: crescono i settori legati alla difesa, ma i probabili dazi porteranno un calo del PIL del 2%.
Come cantava Mina qualche decennio fa: l’importante è finire. Trovare una exit strategy decorosa sembra il tema di questi giorni. Il più assillato è sicuramente il povero Joe Biden, il cui ritiro è ormai certo, manca solo il quando e il come. Altrettanto certo è che se il suo posto viene preso dalla attuale vice, la strada per Trump sarà davvero spianata. L’unica che potrebbe risalire la china è Michelle Obama, e forse l’intervento di Barak - che si è unito al coro di “Joe, molla il testimone” - potrebbe essere un sintomo di ripensamento. Comunque sia, povera America. Ma anche il cattivo del
Il caposquadra del putinismo del mondo, borioso e antipatico, questa volta ha ragione. Condannato senza appello dall’euroburocrate Charles Michel, scomunicato come un qualsiasi Monsignor Viganò, additato al pubblico ludibrio per aver osato parlare col mostro, questa volta Orban è nel giusto. Se non si prova, se non ci si parla, se non si fa di tutto per cercare la pace, anche a rischio di fare figure marroni, questa da sola non arriva. Condannato senza appello (dalle urne) anche l’ormai ex premier inglese, e pure il giovanotto francese di belle speranze ne ha buscate un bel po’. Per non
Accanirsi a restare sulla scena a tutti i costi senza rendersi conto che il nostro tempo è passato provoca imbarazzo, tristezza e compassione negli altri, esponendosi spesso al ridicolo e alla derisione. Come le vecchie star che si ostinano ad esibirsi in condizioni inguardabili, il povero Joe Biden dovrebbe prendere atto che è tempo di farsi da parte. L’ombra del biondo incombe, è vero, ma qualche mese di tempo c’è ancora per organizzare una campagna elettorale decente per Michelle Obama. Ormai è chiaro a tutti, meno che a lui. L’America è mesa davvero male di questi tempi, e la posta in
La situazione del conflitto russo-ucraino, pur diversa nella sostanza, ha un importante punto di analogia con quella mediorientale post strage del 7 ottobre: se la parte più ragionevole non fa un passo indietro, la pace non arriverà mai, se non dopo ulteriori devastazioni e morte.
L’inflazione si è solo presa una pausa temporanea, ma rispetto al picco dello scorso anno il calo è sensibile, anche se aiutato dai prezzi del petrolio, che torneranno a crescere, e dai salari ancora incredibilmente bassi nonostante la piena occupazione (in USA, of course)